Evito di evitare e scelgo un paragrafo a caso.
"Diciamo che, anzi dico che, anzi penso che:
Se tu fossi qui ti direi...
Ma se tu fossi qui non direi nulla, ti guarderei amoroso e perduto, ti accompagnerei fino a quel piccolo bar giallastro e malaticcio in mezzo alla piazzola di sosta." da IL DOTTOR DIVAGO ( S. Benni )
Termino piangendomi dentro come questo amante introverso e nevrotico.Mimmo sorride sornione. "Cosa avevi in mente? Non ho capito quel che volevi dirle. Amore disprezzo, delusione, speranza ... "
Mi guida e io ricomincio.
Diciamo ... che ... (pensoso cercando un filo di ragionamento che possa farmi riconnettere con lei), anzi (mi illumina la rabbia) dico che (ora lo so e' colpa sua e glielo dimostrero'), anzi ... (la paura di irritarla mi blocca) penso che (mi compiaccio per il cambio di tono, faccio bene a relativizzare): Se tu ... (la vedo davanti a me) fossi qui (che bello sarebbe) ti direi ... (le idee cosi' chiare si dissolvono) Ma-se-tu-fossi-qui (e' un lampo) non ti direi nulla (lentamente mi confesso per quel incapace che sono), ti guarderei (che bella che sei) amoroso (che dolce che sono) e perduto (consapevole e disperato), ti accompagnerei (a lenti molli passi, guidato da te) fino a quel piccolo bar (che si avvicina con la forza di una fine inevitabile) giallastro e malaticcio (anche il colore vivace perde il suo scopo originario) in mezzo (e' il centro del mondo perche' li' finira' la nostra storia) alla piazzola di sosta (no non puo' essere cosi' banale perdere un amore).